-->
____Chiesa Santa Maria Degli Angeli_________Loc.Sagliutella, Alvignano(CE)

Google
Alvignano (CE)
Stato: Italia
Regione: Campania
Provincia: Caserta
Coordinate: 41°15′N 14°20′E / 41.25, 14.33333
Altitudine: 132 m s.l.m.
Superficie: 37 km²
Abitanti: 4.951
Densità: 134 ab./km²

Frazioni: Rasignano, Marcianofreddo, Faraoni, Angiollilli, Notarpaoli, Petrilli, San Nicola, Annunziata, Piazza, San Mauro, Sagliutella
Comuni contigui: Alife, Caiazzo, Dragoni, Gioia Sannitica, Liberi, Ruviano
CAP: 81012
Pref. tel: 0823
Codice ISTAT: 061003
Codice catasto: A243
Nome abitanti: alvignanesi
Santo patrono: san Ferdinando d'Aragona
Giorno festivo: seconda domenica di luglio
Sindaco: Dott.Ing. Angelo Di Costanzo

Alvignano è un comune di 4.951 abitanti della provincia di Caserta. è situato alle pendici dei Colli Caprensi o Monti Trebulani,ad ovest e degradanti nella valle del medio Volturno, di fronte al Massiccio del Matese ad est.

La Storia:
Alvignano discende dall'antica città di Cubulteria, con il nome da un personaggio di spicco nell'epoca imperiale di Roma del II secolo, il suo nome era Marco Aulo Albino procuratore presso la prima coorte dei breuci e patrono di Alifae e Cubultreria presso Roma. (una riproduzione della lapide commemorativa e posto all'ingresso dell'attuale casa comunale) I casali si formarono dopo la distruzione di Cubulteria nel VIII-IX secolo da parte dell'invasione dei saraceni. I primi nuclei abitati si formarono alle pendici dei colli Caprensi o Monti Trebulani a circa 2 km a ovest dalla distrutta città di Cubulteria, Marco Aulo Albino possedeva una villa in prossimità dell'attuale chiesa di San Sebastiano (Villa Albiniani) da questo nome è nata la cittadina di Alvignano con i suoi casali derivanti dai nomi di nuclei familiari e dalla costruzione di successive chiese, San Mauro, San Nicola, Petrilli, Angiolilli, Faraoni, Rasignano San Pietro e in alto sui colli Marcianofreddo.



Territorio:
Il territorio di Alvignano presenta zone pianeggiante collinare e montuosa. Ci sono diverse località: Selvapiana con un bellissimo bosco di latifoglie che si protae fino alle rive del fiume Volturno. Selva Spinosa si trova sulle colline a sud est del territorio di Alvignano ai confini con il comune di Ruviano si ha una vista stupenda si può osservare il panorama di Alvignano il territorio Caiatino e il versante del medio Volturno. La Sagliutella che si trova in zona collinare e panoramica. I Monti Caprensi situati a ovest con le cime di monte Scopella e monte Cardillo che sovrastano il territorio sulle sue pendici si trova il centro urbano di Alvignano. Montaniccio che è un altopiano dei monti Caprensi zona sia boschiva che a carattere agricolo.


Contrade:
Miglio xxv, Monte Garofalo, Spinosa, Olivella, Villa Ortensia, San Salvatore, N'Droffa, Pratillo, Moleta, Spinosa, Cancelloni, Sagliutella, Tora, San Martino, Cumpuosto, Fondola, Fraolisi, Selva Piana, Alifani, Taverna Isabella, Pisciarello, Mazzamauro, San Giacomo, Campo, Montaniccio, Valli, Caprarelli, Scopella, Seligata, San Ferdinando,San Martino, Torretta, Monte Ciucci, Cacciapugli.
File allegato: Alvignano_Panorama_.jpg
 
DIOCESI di ALIFE-CAIAZZO
Dati relativi alla diocesi:
Superficie in Kmq*: 580
Abitanti**: 63.462
Parrocchie**: 44
Numero dei sacerdoti secolari*: 54
Numero dei sacerdoti regolari*: 9
Numero dei diaconi permanenti*: 5
(*) Fonte: Annuario Pontificio, edizione 2009
(**) Fonte: archivio dell'Istituto Centrale per il sostentamento del clero, aggiornamento mensile


La diocesi di Alife-Caiazzo ha avuto origine nel 1978, allorquando la Santa Sede provvide a unire le due preesistenti circoscrizioni ecclesiastiche in persona episcopi, nominandone reggente il vescovo Angelo Campagna. Nel 1986, poi, all’interno di un più vasto programma di riorganizzazione delle diocesi italiane, le due diocesi furono unite aeque principaliter, sempre sotto il governo del vescovo Campagna, al quale fu affiancato come coadiutore il vescovo Nicola Comparone, che gli succedette nel 1990.

Fino al 1978, ciascuna delle due diocesi ha avuto lunga e complessa storia.

L’episcopato alifano

Alife, città di origine osca o sannita, a lungo in lotta con Roma (343-290 a.C.), distrutta durante le guerre sannitiche, riedificata come oppidum, incorporata come praefectura sine suffragio nella repubblica romana, municipium Romanorum, con governo proprio di decurioni, decemviri, questori, censori, edili e pontefici, ascoltò — secondo V. Davino — il primo annuncio del Vangelo addirittura da San Pietro. Secondo alcuni, allora, l’origine dell’episcopato alifano risalirebbe all’epoca degli apostoli, ma altri ne portano la nascita all’epoca costantiniana, ovveto al 314. Sicuramente nel 533 il cristianesimo era molto diffuso in tutto il tertitorio, come dimostra la lapide tombale di due fratellini, detti «cristiani», ritrovata dal vescovo Agustin nel Casale di San Gregorio.


Nell’Ager classico di Tito Livio, si riporta, con relativa precisione, l’estensione della diocesi alifana, mantenutasi pressoché inalterata nel corso dei secoli.

L’antica Cattedrale, che fu distrutta dai saraceni insieme alla città nell’876, era situata fra Porta Romana e Porta degli Angioli (odierna Porta Piedimonte).


Il primo vescovo di cui si hanno notizie è Clarus, che partecipò ai concili romani di papa Simmaco nel 499 e 501. Altro vescovo, di cui si hanno notizie attraverso un’incisione e relativo epitaffio ritrovati dietro un frammento di calendario alifano, è Severo, vissuto nel VI secolo.

Durante l’invasione longobarda Alife restò senza pastore. Il 26 maggio 969, Giovanni XIII nominò arcivescovo di Benevento Landolfo, attribuendogli la facoltà di eleggere vescovi suffraganei, fra i quali quello di Alife. L’inizio del secondo millennio vide il succedersi di molti vescovi, ricordati in epigrafi nella cripta della nuova Cattedrale.

Nella seconda metà dell’XI secolo e in particolare con la conquista del territorio alifano da parte della famiglia normanna QuarellDrengot, l’episcopato conobbe momenti di gloria e di splendore, e Rainulfo III, conte di Alife, Caiazzo e Aversa, chiese e ottenne, nel 1132, dall’antipapa Anacleto Il le reliquie di San Sisto I, papa e martire, divenuto poi protettore della città e della diocesi. A lui fu dedicata la Cattedrale, che nel corso dei secoli, per Cattedrale, Alife diverse cause, ha subito numerose trasformazioni e ricostruzioni; attualmente è dedicata a Santa Maria Assunta.

Durante il medioevo l’episcopato alifano ebbe grande splendore, e fra i tanti vescovi se ne distinsero due: Alferio, eletto vescovo nel 1252 e trasferito nel 1254 a Viterbo; e Giovanni De Alferis, grazie al quale fu salvato il prezioso manoscritto Gli arcani historici, dello zio Niccolò Alunno, gran consigliere del re Ladislao.

Anche nel XV e XVI secolo la diocesi visse momenti di splendore per la presenza di presuli le cui qualità erano e sono riconosciute da tutti. Fra i tanti il letterato Sebastiano Pighi, vescovo dal 1546 al 1547, nominato cardinale; il colto Antonio Agostino da Saragozza, inviato in Inghilterra come nunzio di papa Giulio III per le nozze di Filippo II di Spagna con Maria Tudor; e Giacomo Gilberto de Nogueras, cappellano della regina di Boemia e dell’arciduca Ferdinando, che fu fra i più attivi partecipanti al concilio di Trento.

Mentre la diocesi era retta da grandi vescovi, la città di Alife, governata da famiglie spagnole, fra le quali i Garlon, viveva momenti di declino tanto da spingere il vescovo de Nogueras a trasferirsi a Piedimonte d’Alife (oggi Piedimonte Matese), residenza mantenuta da quasi tutti i vescovi.

Tra XVII e XVIII secolo, alcuni vescovi legarono il loro nome a importanti iniziative: il 10 giugno 1651, Pietro Paolo de Medici fondò il Seminario diocesano in Castello d’Alife (oggi Castello Matese), e Giuseppe de Lanzara lo trasferì nell’attuale sede di Piedimonte Matese.

Il 27 giugno 1818, papa Pio VII soppresse la diocesi di Alife con la bolla De utiliori dominicae, e solo il 14 dicembre 1820 il vescovo Emilio Gentile ne ottenne il ripristino con la bolla Adorandi e l’accorpamento alla diocesi di Telese. Fra i presuli alifano-telesini meritano menzione: Raffaele Longobardi, Giovanni Battista de Martino e soprattutto Carlo Puoti.

Il 6 luglio 1852 la diocesi fu scissa da Telese, e Gennaro Di Giacomo, discussa figura di vescovo risorgimentale, optò per Alife.

La storia diocesana del XX secolo è contraddistinta da momenti di grande intensità in cui si distinsero egregie figure di vescovi, come Luigi Novello all’epoca dell’occupazione tedesca; Virginio Dondeo, esperto annunziatore della Parola di Dio, poi vescovo di Todi e Orvieto; e Raffaele Pellecchia, in seguito arcivescovo di Sorrento e Castellammare di Stabia, che partecipò al concilio Vaticano Il, avviando in diocesi una bella stagione di rinnovamento ecclesiale.

L’episcopato caiatino

La città di Caiazzo vanta origini antichissime, anteriori anche alla stessa Roma. Ancora testimoniano le sue antiche origini alcuni ruderi di mura ciclopiche, in località Fossi. Nella sua lunga storia, Caiazzo annovera fra i suoi cittadini personaggi illustri, come ad esempio Aulo Attilio Caratino, due volte console e dittatore in Roma o — come sostenuto dall’avv. Faraone — il famoso Pier delle Vigne.

Secondo un’antica leggenda popolare, l’evangelizzazione della città di Caiazzo sarebbe stata opera dell’apostolo Pietro o di San Prisco, uno dei settantadue discepoli di Gesù, che ne sarebbe stato anche il primo vescovo. La leggenda si collegherebbe all’altro leggendairio viaggio, che San Pietro avrebbe intrapreso lungo la via fluviale da Napoli a Roma, dopo aver ordinato vescovo Sant’Aspreno; a conferma della leggenda si citerebbe un antico tempio sotterraneo, le cui tracce sono state rinvenute sotto la settecentesca chiesa parrocchiale di San Pietro del Franco.

Non si hanno notizie certe sulla nascita dell’episcopato caiatino, anche se taluni la fanno risalire all’anno 70 dell’era volgare, quando era vescovo Arrigo o Argisio Seniore. La reggenza ininterrotta dei vescovi risale solo al 966, con l’elezione a vescovo di Orso, che coincise con la nomina di Capua a metropoli ecclesiastica sotto l’arcivescovato di Giovanni, fratello di Pandolfo Capodiferro.

La figura episcopale più rappresentativa del medioevo èquella di Santo Stefano Menicillo, ordinato vescovo nel 979:

resse la diocesi per quarantaquattro anni con grande spirito evangelico, e molti furono i prodigi che il Signore operò attraverso di lui, tanto che i cittadini lo vollero come patrono della città. Al suo fianco si pone un altro santo vescovo caiatino: San Ferdinando di Aragona.

Furono spesso di origine caiatina i vescovi del Duecento e Trecento, fra i quali si ricordano: Almondo, Nicola e Andrea, di cui testimoniano la vitalità molti atti e bolle conservati nell’archivio vescovile. Nei successivi due secoli, la diocesi fu spesso retta da cardinali, fra i quali Oliviero Carafa, successivamente arcivescovo di Napoli; Antonio del Monte; Ascanio Parisano, di Tolentino, poi trasferito a Rimini. In quel periodo vi fu un forte legame fra il clero e le nobili famiglie caiatine, tanto che alcuni membri di queste, come ad esempio Giulio Mirto, Alessandro e Fabio Frangipane, furono consacrati vescovi. Fabio Frangipane in particolare, presentato da San Carlo Borromeo, fu scelto come segretario del concilio di Trento e legò il suo nome alla nascita del Seminario diocesano; per le sue doti diplomatiche, fu nominato arcivescovo di Nazareth. Va ricordato infine Ottavio Frangipane, abate di San Benedetto di Capua, nominato da Sisto V governatore di Bologna, poi nunzio apostolico a Colonia e arcivescovo di Taranto.

Nel XVII secolo spicca su tutti il vescovo Filippo Benedetto per le sue doti di pastore e soprattutto per aver fatto costruire, a sue spese, le mura della città, dal lato di Porta Pace. Nei successivi due secoli molti pastori hanno guidato con saggezza la diocesi, ma solo con la consacrazione a vescovo di Nicola Maria Di Girolamo (1922-1963) furono rivissuti momenti importanti:

furono celebrati due sinodi (1928 e 1935) e due congressi eucaristici (1928 e 1935), l’ultimo coincise con il primo millenario della nascita di Santo Stefano, e durante le celebrazioni fu effettuata la ricognizione delle reliquie del Santo, poste in una nuova urna dono di papa Pio XI; Di Girolamo partecipò alle prime sessioni del concilio Vaticano II.

Oggi la diocesi di Alife-Caiazzo abbraccia ventiquattro comuni, con una popolazione complessiva di circa settantamila abitanti; ha quarantaquattro parrocchie e cinquanta sacerdoti.

Il Nostro Vescovo:
Sua Ecc. Mons. Valentino Di Cerbo

S.E.Valentino Di Cerbo è nato a Frasso Telesino (diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti e provincia di Benevento), il 16 settembre 1943.

Ha compiuto gli studi ginnasiali presso l’Istituto Salesiano di Caserta e quelli liceali presso il Pontificio Seminario Romano Minore. Come alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore ha compiuto gli studi filosofici e teologici, conseguendo i relativi gradi accademici presso la Pontificia Università Lateranense.

È stato ordinato sacerdote il 30 marzo 1968 da S.E. Mons. Ilario Roatta, b.m., Vescovo di Sant’Agata de’ Goti, nella chiesa della "Madonna di Campanile", in Frasso Telesino (BN).

Dal 1968 è incardinato nel clero della diocesi di Roma. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi "Federico II" di Napoli.

Negli anni del suo ministero presbiterale a Roma ha svolto i seguenti incarichi: Assistente nel Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1968 al 1974; Vice-Parroco della parrocchia "S. Lucia" al Prenestino; Insegnante di Religione nelle scuole medie di Roma. Nel 1980 è stato nominato Direttore del Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi del Vicariato di Roma ed, in seguito, dell’Ufficio Catechistico Regionale del Lazio. Nel 1982 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.

Tra il 1980 e il 1991 è stato: Membro del Consiglio dell’Ufficio Catechistico nazionale; Membro del Comitato nazionale per il riconoscimento degli studi di scienze religiose e del Forum europeo per l’insegnamento della Religione cattolica; Direttore Amministrativo dell’Istituto di Scienze Religiose Ecclesia Mater e Direttore dell’Istituto Superiore "E. Caymari"; nel 1989 è stato Promotore dei gruppi di studio per l’insegnamento della religione cattolica nelle città europee; dal 1987 al 1991 è stato Rettore della Chiesa di "Sant’Eustachio" in Roma; dal 1991 al 1994 ha lavorato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana; da 1993 al 2007 ha tenuto i corsi di Catechesi e Inculturazione presso la Pontificia Università Urbaniana.

Il 1° ottobre 1994 è stato nominato minutante della Prima Sezione della Segreteria di Stato e dal 2002 è Capo Ufficio della Sezione italiana. Dal 29 giugno 1997 è Prelato d’Onore di Sua Santità. Dal 1998 al 2002 è stato Rettore della Chiesa di "San Lorenzo degli Speziali" in Roma. Consigliere spirituale nelle équipes Notre Dame di Roma, Rettore della Chiesa della "Madonna di Campanile" in Frasso Telesino. Dal 2006 è Chierico Prelato della Camera Apostolica.

Ha fondato e diretto alcune riviste di carattere pedagogico e catechetico; ha collaborato a periodici dello stesso genere. È autore di pubblicazioni e saggi di carattere storico e teologico.

Ordinato Vescovo il 1 maggio 2010 ed inizio del suo ministero pastorale nella nostra diocesi il 8 maggio 2010
File allegato: foto del Vescovo.pdf
 
Nostra Parrocchia: Santi Apostoli Pietro e Paolo
Quella che oggi è la chiesa dei santi Apostoli Pietro e Paolo è il risultato di trasformazioni avvenuta negli anni. Originariamente la chiesa aveva un impianto molto simile alla chiesetta di "S.Maria della natività" sita in San Mauro: era caratterizzata da un'unica navata centrale. Successivamente, come la vediamo oggi, è stata ampliata e sono stati aggiunti due corpi laterali che ne hanno modificato l'originale tipoligia. La copertura della navata centrale è fatta di capriate lignee, ed è stata ricostruita così come in origine. Importante ricordare che nella chiesa vi è un'epigrafe del periodo romano e una tela del 1600-1700 raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino con ai lati i santi Pietro e Paolo, di scuola Napoletana. Intorno alla chiesa, poi è sorta la canonica con l'aggiunta di successivi vani.

Parroco : mons. Leon Iwanowicz

Dati relativi alla parrocchia:
Numero di abitanti: 2800

* Fonte: Archivio dell'Istituto Centrale per il sostentamento clero


 
Patrono di Alvignano
Fernando d'Aragona, nato dal re di Navarra Sancho III e da Elvisa, contessa di Castiglia, si diede alla vita spirituale solitaria e contemplativa[citazione necessaria]. Arrivò in Italia e si fermò nei boschi nei pressi di Caiazzo; la "fama di santità" che gli era attribuita spinse i fedeli di Caiazzo a elevarlo alla cattedra di vescovo che era vacante sin dalla morte del vescovo Argisio nel 1070.


Affresco del Santo presso Santa Maria di Cubulteria.Mentre si trovava in pellegrinaggio nel territorio di Alvignano venne colto da forte febbre e dopo tre giorni, il 27 giugno 1082, morì. Il suo corpo fu seppellito presso la chiesa di Santa Maria di Cubulteria.


Basilica di Santa Maria di Cubulteria, ora dedicata a san Ferdinando d'Aragona
Il culto e la tradizione popolare.
Alla figura del vescovo Ferdinando d'Aragona, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, la tradizione popolare ha attribuito diverse forme di venerazione, tra cui leggende devozionali riguardanti diversi miracoli.

Attualmente parte delle reliquie sono custodite in un'urna sotto la statua dedicata a san Ferdinando nella chesa di San Sebastiano Martire, ad Alvignano.


Miracoli
Uno di questi miracoli concerne la scoperta del suo corpo: il suo sepolcro, infatti, rimase sconosciuto fino al 1465 quando, secondo la tradizione, durante la mietitura del grano nei pressi della chiesa di Santa Maria di Cubulteria, alcuni contadini, dopo aver visto un barile di vino "traboccare due volte", ne avrebbero rinvenuto il corpo.

Altro evento miracoloso che la tradizione attribuisce a Ferdinando d'Aragona riguarda il tentativo, fatto il 9 agosto 1619 dal vescovo di Caiazzo, Filomarino, e dai fedeli, di trasferirne le spoglie nella cattedrale di Caiazzo: arrivati al confine, a causa di un violento temporale, la mula che trasportava l'urna funeraria si sarebbe inginocchiata rifiutandosi di proseguire, ma dopo la decisione del vescovo di ritornare ad Alvignano, la mula si sarebbe rialzata e lungo la via del ritorno sarebbe rispuntato il sole. Poi, a seguito di numerose preghiere, il Filomarino trasferì nella cattedrale di Caiazzo alcune reliquie che vennero collocate nel busto d’argento della statua dedicata a san Ferdinando.

Un terzo miracolo sarebbe avvenuto nel 1656: Ferdinando avrebbe preservato le popolazioni di Alvignano e di Dragoni da un'epidemia di peste. Si racconta che i fedeli si riunirono in preghera sulla tomba di Ferdinando tanto che tutte le notti la basilica risplendeva delle luci e che ogni sabato di quaresima si svolse una processione presso la tomba.


Chiesa Arcipretale di San Sebastiano M. dove sono custodite le reliquie di Ferdinando d'Aragona
La celebrazione di San Ferdinando del 29 aprile
Festività
29 aprile: ad Alvignano da tempo immemorabile si svolge la processione in onore di san Ferdinando d'Aragona. I fedeli, soprattutto condatini, alle prime luci del mattino, si ritrovano in località "Fraolise" e, formato un corteo con in testa una croce di legno e le effigi del santo, si dirigono verso la chiesa dei S.S. Pietro e Paolo, intonando canti popolari e fuochi d'artificio; qui ricevono la benedizione e ripartono con la statua verso la basilica di Santa Maria di Cubulteria (ora dedicata a san Ferdinando) dove si svolge una messa di ringraziamento per le messi dei campi. Infine la processione ritorna alla Chiesa dei S.S.Pietro e Paolo e dopo un'ulteriore benedizione solenne l’assemblea si scioglie.

27 giugno: È festa liturgica del Santo, in ricorrenza dell'anniversario della morte di Ferdinando d'Aragona, a ricordo del cosiddetto miracolo della peste del 1656, si svolge un'ulteriore processione ai primi bagliori dell’aurora: partendo dalla chiesa di San Sebastiano ad Alvignano con la statua e le reliquie del santo e si dirige verso la basilica di San Ferdinando; qui viene celebrata una messa con ulteriori funzioni religiose, dopodiché l’assemblea si scioglie e statua e reliquie dimorano l'intera giornata nella propria basilica. Nella stessa mattina parte un'altra processione dalla chiesa dell’Annunziata di Dragoni e si dirige anche questa alla basilica. Arrivata al confine con Alvignano (su un ponte sito in via Ferrari) viene acceso un falò, vengono recitate delle preghiere e invocati inni in onore del santo finché il falò non si consuma, poi la processione riprende fino a giungere alla basilica dove viene celebrata una messa e dopo la solenne benedizione ritorna a Dragoni.
Al crepuscolo dello stesso giorno si riunisce l’assemblea alla Basilica riparte la processione con una fiaccolata preghiera e canti popolari si dirige verso la chiesa di San Sebastiano attendendo l'arrivo della statua con le reliquie, che viene accolta da gente festosa e fuochi d’artificio.

Seconda domenica di luglio: è festa patronale ad Alvignano: si svolge una fiera e la statua e le reliquie del patrono vengono portate, dalla chiesa di San Sebastiano, in processione per le vie del paese. Questi festeggiamenti durano tre giorni.

Terza domenica di luglio: a Dragoni è festa patronale e come ad Alvignano il santo patrono è san Ferdinando d'Aragona. La processione con la statua del santo parte dalla chiesa dell’Annunziata e fa il giro del paese.

Prima domenica di agosto: San Ferdinando viene festeggiato anche nella chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo sempre ad Alvignano; la sua statua viene portata in processione insieme alle statue degli apostoli Pietro e Paolo

29 ottobre: a Caiazzo è festa patronale; si festeggia Santo Stefano Minicillo vescovo, in questa occasione si festeggia anche san Ferdinando d'Aragona perché come il suo predecessore santo Stefano sono conpatroni della Diocesi di Caiazzo.

 
Foto di S.Ferdinando (Patrono di Alvignano)
Busto di S.Ferdinando D'Aragona
 
<< | 1 | >>
Torna alla categoria "storia"

HOME PAGE ::: STORIA/LUOGHI ::: APPUNTAMENTI/ORARI ::: GALLERY ::: DOCUMENTI ::: INFORMAZIONI ::: NEWS::: CONTATTI

Templates powered by TROVANOME.IT