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Perdono di Assisi
L'indulgenza
Una notte dell'anno 1216, Francesco è immerso nella preghiera, quando improvvisamente dilaga nella chiesina una vivissima luce ed egli vede sopra l'altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli.
Essi gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: "ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe".
"Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli dice il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".
Francesco si presenta subito al Pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione. Alla domanda: "Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?", il santo risponde: "Padre Santo, non domando anni, ma anime". E felice, il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell'Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".
Condizioni per acquistare l'indulgenza
1) Visita alla Chiesa con la recita di un Pater e Credo;
2) Confessione sacramentale e S. Comunione;
3) Preghiera secondo l'intenzione del Sommo Pontefice (per esempio Pater, Ave e Gloria).
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APPROFONDIMENTI SUL PERDONO DI ASSISI
Storia del Perdono di Assisi
LE “LAUDES PORTIUNCULAE”
Delle prerogative che conferì il Signore al luogo di Santa Maria degli Angeli.
Questo luogo è invero il santo de santi luoghi e meritamente è riputato degno di tutt’onore. Felice ha l’attributo (degli Angeli), ma ben più felice il nome (S. Maria), e ora il cognome (Porziuncola) acquista l’augurio di un dono.
L’angelica potestà suole inondarlo di luce, quivi pernottare e farvi risonare gli inni di sua voce.
Dopo che questa chiesa tutta rovinò, Francesco riedificolla e fu una delle tre che lo stesso padre riparò. Questa si elesse il padre quando rivestì le sue membra del sacco: quivi macerò il corpo e costrinsero a servire allo spirito.
Entro questo tempio fu generato l’Ordine dei Minori, quando la turba degli uomini seguitò l’esempio del padre.
Chiara sposa di Cristo qui fu in prima fonduta, e spogliate le pompe del mondo andò dietro a Cristo.
Così qui la Vergine Santa diede origine al seme illustre dei frati e delle suore, per mezzo dei quali ridiede al mondo di cristo.
Quivi la via larga del mondo fu arginata, e diffusa la virtù tra gli uomini, a seguitar Cristo chiamati. Quivi la regola ebbe compimento, quivi la povertà santa fu rigenerata, umiliata la gloria, la croce levata in trionfo.
Quando Francesco è turbato e da accidia tentato, quivi ritrova la pace e il suo spirito si rinnova: quivi trova la verità quando il dubbio lo assale, quivi infine riceve in dono tutto quanto lo stesso padre addimanda.
(Spec. Per fez., 84)
CHE COS’È IL PERDONO DI ASSISI?
“Perdono di Assisi” è una espressione popolare consacrata dall’uso di secoli per designare l’Indulgenza plenaria della Porziuncola, ottenuta da S. Francesco nel 1216.
Indulgenza vuol dire remissione, condono di parte o di tutta la pena che l’anima peccatrice dovrebbe scontare per i peccati commessi, anche dopo che di essi ha ottenuto la remissione della colpa con il pentimento e con il sacramento della Confessione. La Chiesa, usufruendo dei tesori infiniti di meriti di cui è depositaria, annette a determinate pratiche o preghiere un ‘indulgenza o condono del debito di pena contratto dalle anime con Dio per il peccato. L’Indulgenza plenaria è il condono di tutte le pene dovute per i peccati commessi da un’anima. E questo S. Francesco chiese ed ottenne da Gesù medesimo apparsogli insieme a Maria SS. Nella Porziuncola; che cioè tutti i fedeli di ogni tempo, i quali pentiti dei loro peccati venissero a pregare nella chiesina della Porziuncola fossero perdonati e fosse rimessa loro la pena di tutti i peccati. Il Papa Onorio III approvò la straordinaria concessione e da allora si diffuse nel mondo la fama di questa eccezionale Indulgenza che chiamò alla Porziuncola moltitudini di devoti.
COME SI ACQUISTA
Poiché l’Indulgenza rimette solo la pena e non la colpa del peccato, è necessaria per acquistarla la Confessione umile e sincera di tutti i peccati commessi. Chi non può confessarsi prima di visitare la Porziuncola, o altra chiesa che abbia il privilegio del “Perdono” , qualora si trovi in peccato grave deve almeno fare un atto di contrizione perfetta col proposito di confessarsi entro otto giorni. La Chiesa ha stabilito che insieme alla Confessione si riceva anche la S. Comunione per lucrare l’Indulgenza.
Condizione essenziale per l’acquisto dell’Indulgenza Plenaria della Porziuncola, oltre la Confessione e Comunione, è la visita alla S. Cappella, recitando dentro la medesima 6 Pater, Ave e Gloria. Nei casi di grande affollamento è sufficiente recitare queste preghiere passando nella Porziuncola.
L’Indulgenza della Porziuncola può applicarsi non solo a se stessi, ma anche ai defunti. Perciò è possibile lucrare più volte nello stesso giorno l’Indulgenza, ripetendo per ogni intenzione una visita e la recita dei 6 Pater, Ave e Gloria.
DOVE SI PUÒ ACQUISTARE
Nelle altre Chiese
Nelle altre chiese restò soltanto per il periodo di tempo che va dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto; ed un decreto della S. Penitenzieria (1924) estendeva tale privilegio, oltre che alle chiese dei francescani dei tre Ordini, anche a tutte le altre chiese per le quali i Vescovi ne avessero fatto richiesta, purché distanti almeno 3 km da chiese francescane, e permise inoltre che, se il 2 agosto cadesse in giorno feriale, la festa del Perdono potesse trasferirsi, con gli stessi effetti, nella domenica successiva.
Le condizioni per l’acquisto del Perdono sono: confessione e comunione (non necessariamente fatte nel giorno stesso), la visita alla chiesa cui l’Indulgenza è annessa, la recita di 6 Pater, Ave, Gloria; si ricorda che devono restare, nel frattempo, solennemente esposte alla venerazione dei fedeli le reliquie della Madonna e di San Francesco, o almeno le loro statue e devono essere recitate pubbliche preghiere secondo l’intenzione del Sommo Pontefice; la funzione sacra si termina con la recita delle Litanie dei Santi e con la benedizione eucaristica.
L’indulgenza è applicabile anche ai defunti.
Il Perdono di Assisi non è più privilegio esclusivo della Porziuncola. Tutte le chiese francescane del mondo, e tante altre, sono arricchite dello stesso privilegio per i giorni 1-2 agosto.
LA STORIA DEL PERDONO D’ASSISI
La Porziuncola
Costruita, probabilmente, nel sec. X dai benedettini, la chiesetta campestre di S. Maria era restata poi abbandonata, nel folto di querce della Porziuncola, nella pianura di Assisi.
Minacciava rovina da ogni parte, quando vi giunse Francesco di Pietro di Bernardone, giovane eremita, verso il 1206. costui la restaurò e, conosciuta per fama e per esperienza personale la predilezione che la Madonna nutriva per quella cappelletta abbandonata, su cui più volte si erano uditi canti di angeli – tanto da indurre i contadini del luogo a chiamarla “S. Maria degli Angeli” – volle stabilirvi la sua dimora, restandovi in veste di eremita a custodirla.
Qui, più tardi – probabilmente 24 febbraio 1208 – ascoltò la lettura del Vangelo che gli rivelò la “regola” da seguire. Qui ricevette i suoi primi compagni, per cui la chiesina della Porziuncola diventò la “culla dell’Ordine francescano”. Qui dette la tonaca a santa Chiara di Favarone d’Ofreduccio, iniziando così anche il secondo ordine francescano ( 28 marzo 1211). Qui visse le giornate più belle e più gloriose della sua vita e della storia dell’Ordine. Qui finalmente, in una capanna presso la chiesetta, chiuse la sua vita cantando, la sera del 3 ottobre 1226.
L’Indulgenza della Porziuncola
Il fatto storico, che ha maggiormente influito sull’animo dei fedeli, per far conoscere ed amare la Porziuncola, è indubbiamente quello del Perdono di Assisi o Indulgenza della Porziuncola.
Dal confronto dei vari documenti storici che ce ne hanno tramandato la descrizione, noi abbiamo raccolto gli elementi essenziali di quell’avvenimento, che può essere narrato così:
La notte del Perdono
Francesco ha chiuso gli occhi, prostrato dolorante sull’impiantito della sua cappella della Porziuncola. Prega, piange, scongiura. Nel silenzio della notte che lo fascia, gli tornano tutti i volti e tutte le parole che ha visto ed udito sulla strada: volti stanchi, emaciati, disperati; parole vuote, impudenti, insofferenti; discorsi frivoli e osceni, ribellioni alla legge, alla grazia, alla luce…
Aveva visto il peccato; e nessuno di quelli che ne erano colmi si lamentava; ci si abbandonavano inerti, senza rimorso e senza soddisfazione, ci si rotolavano in mezzo.
In un giorno lontano – e quello era stato il suo vero primo giorno di vita – sceso a cavallo dalla città e sperdutosi lieto nel sole e nel bosco della piana di Assisi, aveva sussultato davanti ad un corpo a brandelli: ma poi si era vinto, era tornato indietro, era sceso di cavallo, aveva abbracciato quel corpo; vi aveva scoperto dentro un fratello. E la lebbra era fuggita, la morte lenta e abominata aveva fatto, lei, marcia indietro: erano rifiorite le carni e la vita.
Ma ora aveva visto le anime, tante, andare in sfacelo; ed anche dopo ripetuto il suo abbraccio, in poche aveva potuto constatare il miracolo di un risanamento totale. Il peccato continuava a regnare, a ridurre a brandelli le anime e i corpi; ed anime e corpi si assopivano, storditi…
Adesso è li, prega per questi tanti lebbrosi: guarirli tutti, risanar tutti, veder rifiorire la vita sui suoi passi!
Forse è troppo bello e troppo ardito il sogno!
Leva gli occhi in alto: la chiesina non è più oscura, vuota, abbandonata. Sull’altare c’è il Re della gloria e la Regina degli Angeli.
- Cosa chiedi, Francesco?
La risposta viene di colpo, istintiva; sgorga dalla sua anima assetata di amore: “Che tutti coloro che entrano qui, fra queste mura, fra questa pace, ritornino pacificati, rasserenati: perdonati!”
E nel folto del bosco di S. Maria degli Angeli, sul far del mattino, dopo una notte di insonnia, di sofferenza, di preghiera e di pianto, sgorgò una fonte: la fonte del Perdono!
Non anni, ma anime chiedo!
C’è ora soltanto da impetrare il permesso di farla conoscere questa fonte e d’attirarci tutti i malati, tutti gli assetati.
Luglio 1216: il Pontefice Onorio III èp a Perugina in quei giorni.
Francesco parte fiducioso: ha la garanzia del cielo, il Papa non lo contrarierà.
Parole semplici gli dice, quasi impersonali, indifferenti:
“Padre Santo, qualche tempo fa, con l’aiuto di Dio, ho riparato una chiesa in onore della Vergine Madre di Cristo. Ora supplico la Santità Vostra che in essa chiesa poniate un’indulgenza senza obbligo alcuno di offerte.
- E per quanti anni vuoi questa indulgenza?
- Padre Santo, non domando anni, ma anime!
- Cosa vuoi dire con ciò?
- Vorrei beatissimo Padre, se a voi così piace che tutti coloro che si recheranno nella Porziuncola, contriti dei loro peccati, e dopo essersi confessati ed aver ricevuto l’assoluzione, ottengano la remissione di tutti i loro peccati, nella pena e nella colpa, nel cielo e sulla terra, dal giorno del loro battesimo al giorno ed all’ora in cui entreranno in questa chiesa di Maria”.
È un ardire che meraviglia il Papa e scandalizza i Cardinali. Ma Francesco insiste: “Non sono io che lo domando; ma a Voi mi manda lo stesso Gesù Cristo”. E narra la visione.
Allora il Papa risponde:”Nel nome di Dio, io ti accordo questa indulgenza”.
Impetrata l’indulgenza, frate Francesco si slancia sulle strade, senza attendere documenti. Gli basta la voce del cielo e la parola del Papa.
Ora può correre ad annunciare a tutti coloro che incontra: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso”.
La proclamazione
Dal tormento di amore di un Santo, nel luglio 1216, aveva inizio così l’Indulgenza della Porziuncola o Perdono di Assisi. E pochi giorni dopo, davanti ai sette vescovi dell’Umbria., Francesco potè proclamarla a tutto il popolo accorso a lucrarla.
Da quel giorno, il Perdono di Assisi è restato una tappa dell’anima, una festa dello spirito. Turbe di fedeli, guidate dai vescovi e dai propri sacerdoti, sono accorse per secoli a quella fonte di grazia e di misericordia. Furono costruite, attorno alla primitiva cappella, altre cappelle, altri altari, per le folle che giungevano: finché S. Pio V decretò l’erezione della grande Basilica della Porziuncola, che S. Pio X eleverà al titolo di Basilica Patriarcale e Cappella Papale.
Nonostante le incertezze storiche, per mancanza di precisi documenti che Francesco non volle, molti Pontefici confermarono e divulgarono l’Indulgenza: da Benedetto XI che, nel 1304, l’estende anche alla chiesa di S. Domenico a Perugia, a Martino IV che dichiara: “Se non ci stesse, ce la metto io”; a Sisto IV e Leone X, che nel 1480 e nel 1517 l’estendono alle chiese dei Francescani del I e II Ordine (lucrabile però dai soli Francescani), a Gregorio XV che, nel 1622, l’estende a tutti i fedeli che visitino nei giorni 1-2 agosto le chiese dei Francescani. Nella stessa cappella della Porziuncola, ci furono delle oscillazioni nell’interpretazione del privilegio: perciò chi la disse quotidiana, chi limitata soltanto ai giorni 1 – 2 agosto; finché, a togliere ogni dubbio, Benedetto XV con il breve “Constat opprime” del 16 aprile 1921, confermò che nella Cappella della Porziuncola si potesse lucrare tutti i giorni dell’anno, e toties quoties, da tutti i fedeli che si fossero confessati e comunicati e pregassero secondo l’intenzione del Sommo Pontefice.
Ieri ed oggi
Rara e preziosa era un tempo questa indulgenza. Oggi è a portata di mano. Eppure, chi può assicurarci che oggi venga lucrata da maggior numero di fedeli che un tempo?
Leggiamo nelle vecchie cronache, almeno dal 1260 in poi, che la folla accorreva da ogni parte ad Assisi per i giorni del Perdono. E venivano a piedi non soltanto da città e paesi vicini, ma anche dalla Toscana, dalle Marche e da tutte le regioni d’Italia.
Dai registri comunali di varie città, risulta che, per quei giorni, i Priori, i Consoli, i Signori domandavano permesso per poter uscire dal territorio del Comune a gruppi, in processione e recarsi alla Porziuncola. Ma i gruppi più forti di Pellegrini del Perdono, quelli che hanno impresso ormai da secoli alla solennità anche una caratteristica folkloristica, oltre che di fede, sono sempre stati gli Abruzzesi. Fino a qualche anno fa giungevano ancora a piedi, a tappe lunghissime, portandosi dietro spesso anche i vecchi e i bambini, e si accampavano attorno alla Basilica della Porziuncola, cantando, pregando. Oggi, benché non giungano più a piedi, tuttavia restano ancora il gruppo più rappresentativo e più numeroso: e sono ancora, quasi essi soltanto, i Pellegrini del Perdono.
Da altre parti d’Italia e dall’estero, infatti, si vedono giungere a centinaia ogni giorno uomini e donne; ma quante volte è dato veder gente che assiepa i confessionali, o che fa la “coda” per le passate, per lucrare il Perdono?
Sono turisti, sportivi: non sempre sono fedeli, che sentano di essere giunti ad una polla sorgiva dove potersi detergere il fango che si è accumulato sull’anima, e che si sforzino di estinguere la sete che li brucia.
Né, tralasciato il pio pellegrinaggio ad Assisi, si può affermare che tale Perdono viene lucrato nelle proprie chiese. Si vedono oggi proprio sempre affollate le chiese parrocchiali o le chiese francescane nei giorni 1 – 2 agosto?
Deserta e abbandonata è la fonte della grazia. Siamo troppo indulgenti verso noi stessi, per poter sentire il bisogno e la necessità di un’indulgenza che ci venga dal cielo. Viviamo in un’atmosfera satura di peccato, né badiamo più ai mezzi per potercene liberare. Siamo attanagliati tenacemente alla pochissima felicità della terra, né troviamo tempo a pensare alla felicità che potremmo procurarci nel cielo.
In altri tempi, il Perdono di Assisi era considerato una nuova Pasqua dello spirito (Pasquetta è ancora chiamato in molte parti); ma oggi che anche a Pasqua tanta gente non pensa più, oggi che tanti pensano di aver fatto tutto quando, al massimo, si sono risciacquati alla meglio l’anima nella settimana pasquale, chi avverte più questi tesori profusi sulla propria strada: le indulgenze?
Il cuore della Mamma
Nella cappella della Porziuncola, il Perdono è lucrabile ogni giorno. E non per nulla quella piccola porta, sulla quale è scritto Haec est porta vitae aeternae, vien chiamata Porta del Perdono e della misericordia. Non per nulla Francesco pianse, implorò e si sacrificò; né per nulla il mediator Dei et hominum, sollecitato dalle preghiere della Mediatrice di tutte le grazie alla quale il santuario è dedicato, apparve un giorno ed assicurò che “a tutti coloro che avrebbero varcato quella soglia sarebbero stati perdonati tutti i peccati”.
Quante volte, anche fra gruppi di semplici turisti, venuti ad Assisi per divertimento, per svago, tanti, dopo essere entrati in quella povera cappella non riescono ad uscirne. Si aggirano intorno, senza sapere dove e perché; finché si decidono ad aprirsi a qualcuno dei sacerdoti del luogo:
“Ma cosa c’è in questa chiesa, che mi afferra e non mi lascia più uscire? Sono venuto soltanto in gita, per compiacere i miei amici; ma da quando son qua dentro non riesco più ad essere quello che ero prima; sento un bisogno insistente, che neppure io so spiegarmi. Cosa c’è, qua dentro?”.
C’è Francesco che ha pregato anche per te; c’è il Cristo che anche a te vuol applicare i meriti della sua Passione e Morte; c’è soprattutto un cuore di Mamma che anche per te palpita e che vuole anche te redento, perdonato e rassegnato!
Quella malia della grazia, quel desiderio di uscir da se stessi e di esser trasformati, perdonati, rinnovati, invada ed affascini non soltanto il cuore dei pellegrini alla Porziuncola, ma tutti coloro che entreranno nelle chiese aperte al Perdono di Assisi.
Come videro i pittori il Perdono di Assisi
Chi entri nella cappella della Porziuncola e sosti ad ammirare il polittico che, al di sopra dell’altare, narra la storia del Perdono, si troverà davanti ai particolari da “Fioretti” che abbelliscono e colorano il fatto semplice ma già di per se stesso grandioso della straordinaria Indulgenza.
Gli stessi particolari di cronaca, dopo essere stati dipinti da Prete Ilario da Viterbo (1393), saranno ripetuti da Tiberio d’Assisi nella cappella delle Rose, presso la Porziuncola e poi a Montefalco nella cappella di san Francesco, presso il convento di S. Fortunato.
Più volte, la stessa storia, rivive davanti al pellegrino e al turista, narrata nelle cappelle laterali della basilica patriarcale della Porziuncola, sui pilastri centrali che ne sostengono la cupola, e poi nell’ampio chiostro secentesco del Sacro Convento.
Su quali documenti si basa quella narrazione pittorica?
C’è, nei suoi particolari, nel “diploma del vescovo Corrado. Ma tutti e due questi documenti si basano su un “racconto di Michele di Bernardo”, probabilmente degli ultimi decenni del sec. XIII.
Questo è il contenuto del racconto:
In una notte d’inverno, san Francesco sta pregando nella sua cella, nell’orto dietro la cappella della Porziuncola, quando il demonio lo assale con una tentazione violenta, invitandolo ad abbandonare la penitenza e a godersi la sua giovinezza.
Il Santo, per vincere la tentazione, si spoglia della tonaca e si getta in un roveto, in mezzo al bosco.
Ma subito due angeli gli appaiono e lo invitano nella santa Cappella, dove lo attendono Gesù e la Vergine.
Ammantato di luce, e ricoperto di una veste candida calatagli addosso prodigiosamente, san Francesco entra nella Porziuncola, ed offre sull’altare un mazzo di rose, sbocciate dal suo sangue, sulle spine della selva.
Gesù e la Madonna sono apparsi sull’altare, in mezzo ad una moltitudine di angeli. Il Signore gli dice:
“Francesco, chiedi qualunque cosa, per la salvezza dei popoli e per la riparazione spirituale della mia Chiesa”. Il santo risponde: “Padre santissimo, ti supplico di porre una grande indulgenza in questa chiesina, di modo che quanti qui giungeranno, pentiti e confessati, possano ottenere generale perdono delle proprie colpe. E la beata Maria, avvocata del genere umano, mi aiuti in questa richiesta”.
La Madonna, inclinandosi verso suo Figlio, supplica: “Io umilmente intercedo, perché tu ascolti questa richiesta”.
Gesù risponde: “Grande è la tua richiesta; ma ancora maggiori grazie sono disposto a farti: accetto quindi la tua domanda”.
Dopo di che, san Francesco va dal Sommo Pontefice, che si commuove davanti al prodigio delle rose sbocciate dal sangue del Santo e concede questa straordinaria indulgenza, nonostante l’opposizione dei cardinali; e dà a Francesco il permesso di pubblicarla, nella festa della dedicazione della Porziuncola, 2 agosto 1216.
Note di teologia sul Perdono di Assisi
Il “Perdono” è un sigillo sulla persona e sull’opera di San Francesco.
Tutta la vita del Santo ebbe un’unica meta: quella di conformarsi il più possibile al modello irraggiungibile: il Cristo. E ne scelse un aspetto particolare: il Cristo che soffre, e che redime attraverso l’umiliazione e la passione.
Alla Verna, nella notte della stimmatizzazione, ripeteva anelante: “Signore, concedimi di sentire nel mio corpo almeno un po’ del dolore che tu provasti quando per noi moristi sulla croce!”
Allora, il Cristo rispose con il dono delle Stimmate: che furono il segno esterno della conformazione di Francesco al Crocifisso; ma il “sigillo” spirituale gli era stato dato alla Porziuncola, con il Perdono. Dalla Passione di cristo era venuta la redenzione per tutta l’umanità; dalla passione di Francesco scaturiva il Perdono.
E il Perdono veniva elargito qui, alla Porziuncola, dove la santità di Francesco ebbe impulso e dove si concluse.
Era stato luogo di rinascita per Francesco che vi aveva udito e messo in pratica il Vangelo; sarà luogo di rinascita spirituale per tutta l’umanità che, dietro l’esempio del Poverello, ritornerà veramente allo stato di perfezione evangelica.
Il “Perdono” è sigillo sul luogo d’origine sul messaggio del Francescanesimo.
“Ai piedi della Madonna degli Angeli, pregando incessantemente Colei che aveva concepito il Verbo pieno di grazia e di verità…San Francesco stesso ricevette e comunicò agli uomini lo spirito della verità evangelica” (I Bon., 3).
Qui dunque debbono essere chiamati gli uomini ad arricchirsi della ricchezza spirituale di Francesco; a rinascere alla vera vita.
Nel 1297, una nobile matrona di Bologna era giunta ad Assisi per il Perdono ed attendeva l’ora dell’apertura solenne per entrare nella Porziuncola. Ma di notte una voce la svegliò per tre volte, invitandola ad accorrere nella santa cappella. Al terzo invito, lo donna si alzò e si avviò verso la Porziuncola, nel centro della quale vide un fonte battesimale in cui si sentì immersa immediatamente, da un frate maestoso rivestito da una candida tunica, che stava sulla porta come a far guardia ala cappella. E dopo quella immersione, la donna si sentì leggera e le sembrò di essere ritornata bambina e innocente.
Eccolo il significato della Porziuncola: punto di partenza degli apostoli nuovi, mandati da Dio all’umanità perché annuncino con la parola e dimostrino con l’esempio che “il regno dei cieli è veramente vicino”; e punto di confluenza per l’umanità che vuole salvarsi.
San Francesco aveva udito un giorno, nel bosco della Porziuncola, lo scalpitio affrettato di milioni e milioni di uomini che accorrevano qui per avere salvezza: “Vengono dalla Francia e dalla Spagna; si affrettano dalla Germania: corrono d’oltremare”. E il beato Egidio d’Assisi esclamava: “Se il mondo sapesse il cumulo di grazie preparato alla Porziuncola, tutti correrebbero qui non solo dai luoghi vicini ma anche dai più remoti, e non solo i fedeli ma anche gli infedeli”.
La Porziuncola era diventata ormai il punto di irradiazione di una nuova luce.
Per questo vi si doveva accorrere. Fu soltanto simbolica la fiamma che dalle colline di Assisi, di Bettona e di Perugina si vide ardere qui alla Porziuncola, nel momento in cui Francesco e Chiara si riunirono nella preghiera. Fu simbolo, che significava questo: richiamo a meditare ciò che i due santi sentivano nel cuore, ciò che stavano attuando nella vita.
Dalla “Porziuncola”, inizio di una nuova era.
Qual era la nuova vita? Quali dovevano essere i motivi conduttori dell’umanità, verso la meta che iol Cristo additava in Francesco e seguaci?
Eccoli:
Tornare alla Porziuncola doveva significare un ritorno al Vangelo e soprattutto a riscoprire la Povertà come motivo di salvezza.
Questa era la grazia, l’abbondanza di grazia, da scoprire alla Porziuncola! Il desiderio di Perdono conduceva e conduce qui; ma qui arrivati non si ritorna monci, se non ci immergiamo nel bagno spirituale per noi pronto.
È tutto il Vangelo di Cristo che ci si apre davanti: e lettore e traduttore della parola di Cristo è Francesco, che qui ha ascoltato e praticato.
“Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli”.
Lo stato di povertà instaurato alla Porziuncola è sicura strada per il regno dei cieli.
Con la povertà, s’instaura tutta una vita diversa: di distacco dal mondo, di mortificazione, di amore, di serenità.
Ma non basta. Arrivati alla Porziuncola, si deve sentire l’obbligo di detestare tutto il passato: la propria vita trascorsa nel peccato, nella freddezza, negli interessi umani, nell’attaccamento alla terra: “Se non farete penitenza, non entrerete nel regno dei cieli”.
La condizione richiesta per il Perdono è la confessione: nella quale si rivede e si detesta il passato, e si attinge dal Sacramento la forza per lanciarsi su una nuova strada.
Il pianto di Francesco si diffonde ancora nella tenebra del mondo, e sembra udirsi: “L’amore non è amato! All’amore di Cristo abbiamo risposto con il peccato! Pentiamoci dei nostri peccati e confessiamoli, altrimenti tutti quanti ugualmente morremo!”
Arrivati alla Porziuncola e prostrati in preghiera per impetrare il Perdono, noi sentiamo che non è una favola il dogma del peccato originale, né la realtà del nostro peccato quotidiano. Siamo impegolati nel peccato ed abbiamo bisogno di grazia e di perdono. Esiste il peccato, il maggior male del mondo. Non c’è tanto da affannarci per risorgere dalla miseria materiale, quanto c’è da impegnarci con tutte le forze per risorgere dal male spirituale che ci dilania e ci distrugge.
Le note teologiche del Perdono
Ed ecco altre realtà vive che impegnano la nostra meditazione, mentre vogliamo lucrare il Perdono.
Il dogma della Comunione dei Santi: il deposito immenso di grazia, elargitaci per i meriti del Cristo, della Madonna, di san Francesco…Noi non viviamo da soli; non siamo responsabili soltanto della nostra vita personale; né ci salviamo da soli. E qui alla Porziuncola, con la preoccupazione di Dio e della Madonna, noi sentiamo la preoccupazione di un nostro fratello maggiore che per noi ha pregato,pianto, sofferto: che per noi ha meritato l’apertura di un canale di grazia e di misericordia.
Alla Porziuncola noi sentiamo viva la realtà del Corpo Mistico: e questa vita nuova instaurata nel tempo per completarsi nell’eternità.
Alla Porziuncola, pensando all’Indulgenza, noi avvertiamo la realtà della Chiesa, con la ricchezza del tesoro delle indulgenze che può distribuire a chi le merita.
Noi sentiamo l’autorità del Papa: il padre comune preoccupato del bene di tutti.
Pellegrini alla Porziuncola
Ecco il beneficio di un pellegrinaggio alla Porziuncola.
Significa meditare su un genere di vita: lo stato di perfezione evangelica qui instaurato da San Francesco; significa sentirsi impegnati nel ringraziamento a Dio, alla Madonna degli Angeli e a San Francesco; sentirsi immersi nella realtà di Corpo mistico e nella Comunione dei Santi, figli e membri della Chiesa cattolica;
significa rivedere i mezzi indispensabili di vita spirituale: la preghiera e i sacramenti: soprattutto la Confessione e la Comunione.
Dopo la meditazione, è necessaria l’azione. E sulla porta della mistica “casa del Perdono”, mentre noi, purificati e fortificati, riprendiamo la strada del ritorno, echeggia potente la la voce del Cristo che qui ha voluto convocarci: “ Hai potuto vedere e sentire: ora va, e tu pure agisci secondo l’esempio che ti è stato mostrato!”
La Processione del Perdono
Fra le tradizioni religiose più antiche della città di Assisi, è la processione del Perdono, per la quale abbiamo documenti almeno fin dal 1230 ed un rituale risalente ai primi anni del 1300.
Per secoli, i fedeli assisani ed i pellegrini (la processione fu sospesa nel 1860, in seguito alle soppressioni degli Ordini religiosi, ed è stata ripristinata solo nel 1954) hanno manifestato la loro devozione al santuario della Porziuncola e la propria gratitudine alla Madonna degli Angeli e a san Francesco, attraverso questa processione.
La festa del Perdono – una delle manifestazioni più antiche e più caratteristiche di tutta la storia religiosa – non è mai diventata folklorismo o adunata chiassosa, nemmeno quando – come ai tempi di san Bernardino da Siena, - si contarono 200.000 pellegrini attorno alla chiesetta della Porziuncola; né quando – come ci viene in genere documentato per ogni anno – vi accorrevano dai 60 ai 100.000 fedeli.
Per questo, Gesù poté rivelare a santa Margherita da Cortona: “I peccatori in maggior copia ungono con la loro penitenza le mie piaghe nel luogo della Porziuncola, che in molte altre chiese della cristianità”.
La processione ha sempre avuto il privilegio di aprire la solennità del Perdono.
Rileggiamo gli antichi documenti ed il vetustissimo rituale della processione del Perdono.
Prima dei vespri del 1° agosto, partiva la processione guidata dai frati della Porziuncola e si portava nella Basilica di San Francesco, dove prelevavano le reliquie del velo della madonna e l’autografo con la benedizione di san Francesco; si formava quindi la vera grandiosa processione, aperta dal gran Guardiano della Porziuncola e dal Custode della Basilica di San Francesco, seguita da centinaia e centinaia di frati minori (nei documenti si parla di 1.500 e di 1.700 frati), qui convenuti da ogni parte del mondo; c’era inoltre il clero diocesano e regolare della città di Assisi e la folla dei pellegrini di tutte le città e paesi vicini e lontani.
In quei giorni, vigeva anche l’amnistia civile per tutti i delitti: quindi qui convenivano, come ad un porto di pace, tutti i bisognosi di riconciliazione, sia con Dio che con la società.
Bella la descrizione della processione, come la ricaviamo dagli antichi documenti: entrano “brachiis in altum erectis”: quasi volando verso il Perdono.
Per il 1326, abbiamo una testimonianza di fra Gregorio da San Severo: una donna che assiste allo sfilare della processione, sotto una quercia sul piazzale antistante, vede Gesù e la Madonna che aprono la processione con una moltitudine di angeli.
Le ultime disposizioni sulla indulgenza della Porziuncola
Consta in modo evidente che la chiesa di S. Maria degli Angeli presso Assisi, che il Nostro Predecessore Pio X elevò alla dignità di Basilica Patriarcale, per diritti e per merito possa essere considerata uno dei santuari più importanti non solo di Italia ma di tutto il mondo cattolico.
Da qui scaturì la celeberrima Indulgenza della Porziuncola, che dallo stesso Cristo Signore, per intercessione della Vergine madre di Dio, Francesco ottenne nell’anno del Signore 1216, per la salute del popolo cristiano.
Noi, confidiamo nella misericordia di Dio e nell’autorità dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo, confermiamo e decretiamo o, se ne fosse il caso, concediamo addirittura la grazia….affinché in avvertire i fedeli di ogni sesso che non soltanto nel secondo giorno di agosto, ma in ognuno dei giorni dell’anno nei quali, dopo aver espiato i propri peccati attraverso la confessione sacramentale, visiteranno non la basilica patriarcale di S. Maria degli Angeli – nella quale tale indulgenza non vige neppure nel giorno 2 di agosto – ma la Cappella della Porziuncola in essa situata, quante volte entreranno nella medesima cappella almeno con cuore contrito, altrettante possano conseguire l’Indulgenza plenaria per tutti i propri peccati.
Dato a Roma, il 16 aprile 1921, anno settimo del Nostro Pontificato.
(Benedetto XV, Constat opprime, 16 aprile 1921)
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STORIA DEL PERDONO DI ASSISI
La maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, costruita su interessamento di S. Pio V a partire dal 1569 e che sorge a circa 4 chilometri da Assisi, racchiude tra le sue mura l’antica cappella della Porziuncola, legata alla memoria di S. Francesco d’Assisi, essendo la stessa culla degli ordini francescani.
Oggi, essa sulla sua facciata ha un affresco raffigurante l’istituzione del Perdono di Assisi, opera di G. F. Overbek di Lubecca (1829-1830), il quale ha così voluto decorare quell’insigne luogo. Le volte annerite, le pareti sobrie con tracce di affreschi del XIV sec., all’interno, creano un ambiente suggestivo che invita alla preghiera. Dietro l’altare vi è uno splendido polittico, con fondo in oro del prete Ilario da Viterbo (1393), nel cui centro è raffigurata “L’Annunciazione” e nei riquadri circostanti episodi della vita di S. Francesco in relazione sempre alla concessione dell’indulgenza del Perdono.
Il santo pontefice Pio X ha elevato la Chiesa di S. Maria degli Angeli alla dignità di Basilica Patriarcale, con Cappella Papale e le ha confermato il titolo di “Capo e Madre di tutto l'Ordine dei Frati Minori”.
E non poteva essere diversamente, visto il grande affetto che Francesco nutriva per questo posto. Il Santo fissò “qui la sua dimora - dice S. Bonaventura nella “Legenda Major” - per la riverenza che aveva verso gli Angeli e per il grande amore alla Madre di Cristo”, cui la chiesina era dedicata (Leg Maj III, 1).
Lo stesso Poverello – racconta il suo biografo Tommaso da Celano – raccomandava ai suoi frati: “Guardatevi dal non abbandonare mai questo luogo. Se ne foste scacciati da una parte, rientratevi dall’altra, perché questo è luogo santo e abitazione di Dio. Qui, quando eravamo pochi, l’Altissimo ci ha moltiplicato; qui ha illuminato con la sua sapienza i cuori dei suoi poverelli; qui ha acceso il fuoco del suo amore nelle nostre volontà. Qui, chi pregherà con devozione, otterrà ciò che ha chiesto, e chi lo profanerà sarà maggiormente punito. Perciò, figli miei, stimate degno di ogni onore questo luogo, dimora di Dio, e con tutto il vostro cuore, con voce esultante, qui, inneggiate al Signore” (1 Cel. 106:503).
In questa umile chiesa, già appartenuta ai monaci benedettini di Subasio e restaurata dallo stesso Poverello, fu fondato l’Ordine dei Frati Minori (nel 1209). Qui, nella notte tra il 27 e 28 marzo 1211, Chiara di Favarone di Offreduccio ricevette dal Santo l'abito religioso, dando origine all’ordine della Clarisse. Nella Porziuncola, nell’anno 1221, si riunì il famoso “Capitolo delle stuoie”, al quale presero parte ben cinquemila frati, provenienti da ogni parte d'Europa, per pregare, ragionare della salute dell'anima e per discutere la nuova Regola francescana. Sempre qui Francesco piamente spirò, steso sulla nuda terra, al tramonto del 3 ottobre 1226.
Ancora in tale santo luogo, il Santo d’Assisi ebbe la divina ispirazione di chiedere al papa l’indulgenza che fu poi detta, appunto, della Porziuncola o Grande Perdono, la cui festa si celebra il 2 agosto.
È il Diploma di fr. Teobaldo, vescovo di Assisi, uno dei documenti più diffusi, a riferirlo.
S. Francesco, in una imprecisata notte del luglio 1216, mentre se ne stava in ginocchio innanzi al piccolo altare della Porziuncola, immerso in preghiera, vide all’improvviso uno sfolgorante chiarore rischiarare le pareti dell’umile chiesa.
Seduti in trono, circondati da uno stuolo di angeli, apparvero, in una luce sfavillante, Gesù e Maria. Il Redentore chiese al suo Servo quale grazia desiderasse per il bene degli uomini.
S. Francesco umilmente rispose: “Poiché è un misero peccatore che Ti parla, o Dio misericordioso, egli Ti domanda pietà per i suoi fratelli peccatori; e tutti coloro i quali, pentiti, varcheranno le soglie di questo luogo, abbiano da te o Signore, che vedi i loro tormenti, il perdono delle colpe commesse”.
“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.
Era l’Indulgenza del Perdono.
Alle prime luci dell’alba, quindi, il Santo d’Assisi, prendendo con sé solo frate Masseo di Marignano, si diresse verso Perugia, dove allora si trovava il Papa. Sedeva sul soglio di Pietro, dopo la morte del grande Innocenzo III, papa Onorio III, uomo anziano ma molto buono e pio, che aveva dato ciò che aveva ai poveri.
Il Pontefice, ascoltato il racconto della visione dalla bocca del Poverello di Assisi, chiese per quanti anni domandasse quest’indulgenza. Francesco rispose che egli chiedeva “non anni, ma anime” e che voleva “che chiunque verrà a questa chiesa confessato e contrito, sia assolto da tutti i suoi peccati, da colpa e da pena, in cielo e in terra, dal dì del battesimo infino al dì e all’ora ch’entrerà nella detta chiesa”.
Si trattava di una richiesta inusitata, visto che una tale indulgenza si era soliti concederla soltanto per coloro che prendevano la Croce per la liberazione del Santo Sepolcro, divenendo crociati.
Il papa, infatti, fece notare al Poverello che “Non è usanza della corte romana accordare un’indulgenza simile”. Francesco ribatté: “Quello che io domando, non è da parte mia, ma da parte di Colui che mi ha mandato, cioè il Signore nostro Gesù Cristo”.
Nonostante, quindi, l’opposizione della Curia, il pontefice gli accordò quanto richiedeva (“Piace a Noi che tu l’abbia”).
Sul punto di accomiatarsi, il pontefice chiese a Francesco – felice per la concessione ottenuta – dove andasse “senza un documento” che attestasse quanto ottenuto. “Santo Padre, - rispose il Santo - a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.
L’indulgenza fu ottenuta, quindi, “vivae vocis oraculo”.
Il 2 agosto 1216, dinanzi una grande folla, S. Francesco, alla presenza dei vescovi dell’Umbria (Assisi, Perugina, Todi, Spoleto, Nocera, Gubbio e Foligno), con l’animo colmo di gioia, promulgò il Grande Perdono, per ogni anno, in quella data, per chi, pellegrino e pentito, avesse varcato le soglie del tempietto francescano.
Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del giorno seguente, oppure, con il consenso dell’Ordinario del luogo, nella domenica precedente o successiva (a decorrere dal mezzogiorno del sabato sino alla mezzanotte della domenica), visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.
Nel 1279, il frate Pietro di Giovanni Olivi scriveva che “essa indulgenza è di grande utilità al popolo che è spinto così alla confessione, contrizione ed emendazione dei peccati, proprio nel luogo dove, attraverso san Francesco e Santa Chiara, fu rivelato lo stato di vita evangelica adatto a questi tempi”.
Nel 1303, Perugia, città che aveva avuto l’onore di ospitare in più occasioni la curia papale, ricevette dal pontefice Benedetto XI (1302-1304), ancora solo “vivae vocis oracolo”, un’indulgenza “ad instar Portiuncule”, cioè plenaria come quella della Porziuncola.
La diffusione del movimento francescano contribuì anche all'espansione dell’indulgenza legata al Perdono di Assisi, tanto che divenne una pratica consolidata in tutta la cristianità.
Paolo VI, nel riordinare le indulgenze, nella Costituzione Apostolica “Indulgentiarum doctrina” del 1° gennaio 1967, chiariva che “l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi” (Norme n. 1). Prescriveva, ancora, che “l’indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno … Per acquistare l’indulgenza plenaria è necessario eseguire l’opera indulgenziata ed adempiere tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice (almeno un Padre nostro, un Ave ed un Gloria al Padre, ndr). Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale” (Norme nn. 6 e 7).
Ed, infine, stabiliva che “nelle chiese parrocchiali si può lucrare inoltre l’indulgenza plenaria due volte all’anno, cioè nella festa del santo titolare e il 2 agosto, in cui ricorre l’indulgenza della Porziuncola, oppure in altro giorno opportunamente stabilito dall’ordinario. Le predette indulgenze si possono acquistare o nei giorni sopra stabiliti, oppure, col consenso dell’ordinario, la domenica antecedente o successiva” (Norme n. 15) e che “l’opera prescritta per lucrare l’indulgenza plenaria annessa a una chiesa o a un oratorio consiste nella devota visita di questi luoghi sacri, recitando in essi un Pater e un Credo” (Norme n. 16).
La Sacra Penitenzieria Apostolica il 29 giugno 1968 pubblicava l'“Enchiridion indulgentiarum” o “Manuale delle indulgenze” il cui par. 65, intitolato “Visitatio ecclesiae paroecialis”, statuiva che l'indulgenza plenaria al fedele che piamente visita la chiesa parrocchiale nella festa del Titolare od il giorno 2 agosto, in cui ricorre l'indulgenza della “Porziuncola”, può essere acquistata “o nel giorno sopra indicato, oppure in un altro giorno da stabilirsi dall'Ordinario secondo l'utilità dei fedeli. La chiesa cattedrale e, eventualmente, la chiesa concattedrale, anche se non sono parrocchiali, ed inoltre le chiese quasi-parrocchiali, godono delle medesime indulgenze. Nella pia visita, in conformità alla Norma 16 della Costituzione Apostolica (Indulgentiarum doctrina, ndr), il fedele deve recitare un Padre Nostro e un Credo”.
Tale disposizione è stata sostanzialmente mantenuta inalterata anche nell’attuale edizione (la quarta) dell’“Enchiridion indulgentiarum - Normae et concessiones” pubblicato il 16 luglio 1999 dalla Paenitentiaria Apostolica (conc. 33, par. 1, nn. 2°, 3°, 5°).
Nel santuario della Porziuncola, ad Assisi, invece, grazie anche ad uno speciale decreto della Penitenzeria Apostolica datato 15 luglio 1988 (Portiuncolae sacrae aedes) si può lucrare, alle medesime condizioni, durante tutto l‚anno, una sola volta al giorno.
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La Fraternità Monastica di Ruviano
La Fraternità Monastica di Ruviano
La fraternità si configura come una comunità cenobitica di chierici e laici
che vivono il proprio essere cristiani in forma monastica, sotto la guida di un priore.
La vita della comunità è scandita da tempi di preghiera, di lavoro e di accoglienza.
La Comunità si prefigge di:
- ricercare la radicalità del Vangelo nella stabilità della vita comune contrassegnata da una dedizione totale al servizio di Dio nell'ascolto della Parola, nella carità fraterna, nel celibato, nella condivisione di tutti i beni, nell'obbedienza, nel silenzio, nell'accoglienza di quanti cercano Dio;
- ascoltare, meditare e vivere la Parola di Dio nella pratica della "Lectio divina" e della preghiera;
- vivere il lavoro nella solidarietà degli uomini;
- essere pronti ad accogliere chiunque si senta chiamato a cercare Dio in questa forma di vita e a condividere con chi lo desideri il cammino monastico;
- lavorare a favore di chi ha bisogno di essere evangelizzato e accompagnato nella fede;
- annunciare il Kerygma, ovvero il nucleo essenziale della fede, soprattutto attraverso lo strumento dell'Esperienza, oltre che accompagnare quanti già vivono la propria fede nella comunità ecclesiale;
- creare le condizioni necessarie e offrire l'accompagnamento per un ritiro individuale di revisione di vita in ogni momento dell'anno.
Attraverso la preghiera personale e comunitaria, la Comunità si impegna nella santificazione del tempo e nell'approfondimento del vincolo di comunione che la lega alla Chiesa locale e universale.
La Comunità intende realizzare la prima accoglienza proprio attraverso le forme comuni della preghiera liturgica, aperta a chiunque vi voglia partecipare, accoglienza che si esprimerà anche in forme concrete di condivisione di spazi e di tempi della vita monastica, nonché attraverso itinerari di approfondimento della Scrittura, frutto della preghiera e della riflessione della comunità stessa.
Presso l'attuale sede della Fraternità, la giornata è così scandita:
Giorni Feriali
ore 5.30 levata
ore 6.00 Lodi
Capitolo
Colazione (in silenzio)
Lectio personale
ore 8.30 Terza
Lavoro
ore 12.45 Celebrazione Eucaristica
Pranzo
ore 16.00 Lavoro
ore 19.30 Vespri
ore 20.15 Cena (in silenzio)
ore 21.15 Compieta
Domenica e Festivi
ore 7.30 levata
ore 8.00 Lodi - Ufficio di Resurrezione
Colazione
ore 10.30 Celebrazione Eucaristica
ore 13.00 Pranzo
ore 19.30 Vespri
Cena (in silenzio)
ore 21.15 Compieta
La Domenica e nei giorni festivi la Celebrazione della Comunità è presso la Chiesa di S.Maria degli Angeli alla Sagliutella in Alvignano (CE).
A queste ore canoniche e alle Celebrazioni è possibile sempre partecipare.
Per info:
Fraternità Monastica di Ruviano
via Guadanelle 81013 Caiazzo (CE) - tel. 0823868383
email: monastero.ruviano@libero.it
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